CENA + CINEMA: TUTTO IL MONDO E’ PAESE

CENA + CINEMA: TUTTO IL MONDO E' PAESE

Il 3 ottobre per Londra pare sia stato un “D – day”. Il condizionale è sempre d’obbligo quando si parla di rumors. L’uscita del film dedicato alla Principessa Diana, già stroncato prima che approdasse al cinema, ha catturato i magazine come i tabloid impegnati a interrogarsi sulla presenza o meno dei due figli nelle sale. Se William e Harry abbiamo comprato pop corn e abbiamo presenziato alla proiezione non è dato sapere, sicuramente però, i londinesi curiosi che si sono riuniti a Leicester Square – la piazza dei cinema, visto l’alta concentrazione delle sale – per vedere come Naomi Watts se la sarebbe cavata nei panni della Principessa triste, sono stati ben più di un manipolo. Mai così numerosi come quelli che hanno scelto altre proiezioni pur di concedersi una luxury experience “cinema&gourmand”. L’ultima mania dei londinesi è il movie menu: lo chef di turno prepara una cenetta per due da consumare rigorosamente in sala mentre la pellicola scorre sul grande schermo. Poco importa che i vassoi siano traballanti, i sensi sono appagati. Ad aprire la strada il Cinema Odeon che ha affidato la mission allo chef Rowley Leigh che, scommettiamo, come piatto di punta proporrà fish&chips…

UN SOGNO “ESPRESSO”

Il caffè sta agli italiani come il the ai londinesi. La tazzina di inizio mattina è però un rito che con la Regina non ha grande feeling, nonostante il “single o double espresso” sia adottato da tutti i bar. L’adozione non corrisponde però alla realizzazione. Tranne qualche eccellenza. Che con le grandi catene – “Caffè Nero”, “Costa” e Starbucks” – ha poco a che vedere. Trovare il proprio caffè su misura a Londra è come scovare un ago in un pagliaio, quando vi si inciampa gli si giura fedeltà. “La caffettiera” in South Kensington è il mio ago. Fosse solo perché lo spazio per il bancone contiene a mala pena quello. Ma il tuffo aromatico fa dimenticare anche l’assenza di agio. La caffeina ha il potere di inebriare quando si è lontani casa. Anche i 15 mq condivisi con traballanti espositori in finto legno occupati dalle “eccellenze” di gusto italiane (dai sughi alle paste, dai cioccolati ai biscotti di marca riconoscibile), sembrano piazze d’armi. Quando poi in Notting Hill si scorge un’etichetta Illy, l’Italia sembra più vicina. Poco importa che la miscela non basti a colmare un’atavica mancanza di cultura in quanto a preparazione. Claudio Colajori, 36enne romano da oltre 9 anni in città, l’ha capito bene e ci ha costruito il suo business. Con “Doppio Coffee” (http://www.doppiocoffee.co.uk/) non solo distribuisce a oltre 400 tra bar e ristoranti chicchi lavorati da aziende italiane, ma fornisce anche un training per insegnare come si faccia un “italian espresso” agli addetti ai lavori londinesi. La sua Warehouse in Kentish Town Rd è un’oasi rassicurante quando per tenere a freno la malinconia basta un “ristretto”…

LA MANIA DELLE LONDINESI PER LA MANICURE

L'INSOLITA MANIA DELLE LONDINESI PER LA MANICURE

Non c’è ora del giorno o della notte in cui le londinesi non si siedano su uno sgabello e si concedano una manicure. Meglio di una seduta di psicanalisi e sicuramente meno costosa, la cura delle mani per le ragazze della Regina è un vero culto. Saltare la pausa pranzo per una french manicure è sin groppo banale, molto meglio ritagliarsela in notturna, dopo la spesa delle 22 e prima di uscire con “lui”. Il 24 hour aiuta ad essere belle, se poi si aggira intorno ai 6 pound, come nello spazio “fast nails” di “Whiteleys”, concederselo non comporta nemmeno sensi di colpa. In città il monopolio di smalti e lime è cinese: corner nei centri commerciali, bugigattoli agli angoli delle strade, ma anche spa dall’appeal più urban hanno tutti gli occhi a mandorla. I nails bar da queste parti sono però già storia vecchia, sostituiti dai nails studio che spingono sul fattore creativo. Se è vero che le mani sono il primo biglietto da visita, la grafica deve farsi ricordare: il colore fluo come quello più improbabile sono nulla, la vera arte è fatta di cromie intarsiate e di applicazioni gioiello. “Wah Nails” (420 Kingsland Road) è un guru in materia e per avere un appuntamento bisogna rassegnarsi ad attendere anche qualche settimana. Avere delle unghie-design, del resto, comporta qualche sacrificio. Se lo smalto non ammette ritardi, spazio ad altre soluzioni. Le ragazze della buona società di Fitzrovia, stanche della lacca trasparente, si danno appuntamento da “The Beautiful Nails Studio” in Tottenham Street o da “Percy e Reed West” (157c Great Portland Street), mecca chic anche per una pedicure intimistica con tanto di massaggio ai piedi. Un regalo da farsi quando l’umore è grigio, proprio come il tempo. Chiaro perché le ragazze londinesi vivono di manicure?

INSOLITA ESPERIENZA SOSTENIBILE

INSOLITA ESPERIENZA SOSTENIBILE

DOVE: area “chemistry and materials” del Science Museum, (http://www.sciencemuseum.org.uk/);

QUANDO: una qualsiasi giornata di nebbia di fine Settembre;

COSA: scoprire l’impatto di una qualsiasi t-shirt sull’ambiente;

COME: inserendo una serie di dati che spaziano dalla taglia al colore, dal materiale alla scelta di stampa sino alla temperatura di lavaggio e all’archiviazione tra la spazzatura;

PERCHE’: per far comprendere come anche un tessuto di cotone all’apparenza incolpevole impatti sull’ecosistema;

RISULTATO: mai più t-shirt colorate, solo tessuti organici, lavaggi a mano e smaltimento in apposite aree per abiti;

ALTRO: concedersi un tour nel museo con una sosta “futuribile” nell’area “Space” e una old style in quella “Transports” tra i primi velivoli e automobili che hanno segnato la storia

IL MIO REGNO PER UN MUSEO

IL MIO REGNO PER UN MUSEO

Il primo passo per sentirsi davvero londinesi è scegliere il proprio museo d’eccellenza. Il luogo dove rifugiarsi e sentirsi a casa, dove bere un caffè mentre si passeggia nelle sale o si legge un libro, mentre le “Tre Grazie” danzano silenziose o Rodin trafigge con la sua carica sofferta. La loro gratuità facilita il compito: sapere di poterci entrare senza dover staccare continui biglietti è un incentivo. A passarli in rassegna e a tornarci quando il bisogno di circondarsi di “bello” bussa alla porta. La scelta è fortemente emozionale e spesso va oltre il valore del luogo e delle opere che protegge. Con il V&A (http://www.vam.ac.uk/) è andata proprio così: un colpo di fulmine trasformatosi in promessa d’amore dopo essermi persa nella sala dei gioielli. Ora che, sino al 19 Gennaio 2014, il Museo promuove “Pearls” (http://www.vam.ac.uk/content/exhibitions/exhibition-pearls/), dedicata alla pietra più pura nei suoi preziosi utilizzi dall’Impero Romano ad oggi, so che la magia si ripeterà. Ma se dal Victoria & Albert Museum ti puoi aspettare di essere sedotta, a stupire è la malia di altri luoghi inattesi. Il “Cartoon Museum” (http://www.cartoonmuseum.org/) è tra questi. Nascosto al 35 di Little Russell Street, con il British Museum alle spalle, come un padre putativo, vi si scovano i più singolari – ed unici – esempi di fumetti, caricature e comics British a partire dall’800. Se l’ingresso confonde per l’allure da libreria specializzata, il retro non tradisce le aspettative proiettando il visitatore in un mondo di tratti e colori, di profili e estremizzazioni sempre capaci di rubare il sorriso. Un’arte quella del fumetto a cui Londra – e i londinesi – non si limitano a dedicare un museo, ma anche un Archivio – il British Cartoon Archive nella Templeman Library nella Univeristy of Kent’s – e una “Society” – “Political Cartoon Society” (http://www.original-political-cartoon.com/) – che promuove il “political cartoon” come forma di divertimento, informazione ed educazione. La buona notizia? A differenza di altri club londinesi, tesserarsi è solo una questione di cash (25pd) e non di sesso (male e famale). La par condicio passa anche da qui.

LA STRATEGIA DEL THE: LA RAF SCENDE IN CAMPO

LA STRATEGIA DEL THE: LA RAF SCENDE IN CAMPO

Henrietta Lovell (Rare Tea Company) è una biondina nervosa con le idee molto chiare, soprattutto quando si parla di “tea”. Questione molto seria anche per gli altri londinesi che da tempo lamento di non avere più modo di concedere al palato una sosta tra gli aromi del Darjeeling o di Ceylon. Un onta per i sudditi della Regina. Prima che la cup of tea perda definitivamente la sua identità, Henrietta è così corsa hai ripari chiedendo aiuto alla RAF (Royal Air Force). “E’ tempo di riscoprire e apprezzare tutte le nuance di un buon the – ha dichiarato – abitudine scomparsa con la Seconda Guerra Mondiale. Dobbiamo impegnarci per ri- focalizzare le nostre abitudini sulla nostra bevanda officiale, nello stesso modo in cui negli ultimi anni abbiamo fatto con il vino. Siamo ancora in tempo: dobbiamo riappropriarci di una tradizione che non è scomparsa ma si è solo dimenticata”. Un discorso che il ghost writer di David Cameron ancora le invidia e che lo stesso Primo Ministro Inglese vorrebbe aver pronunciato. Pronta alla guerra, la virtuosa della bustina chiama a raduno la Royal Air Force che, in nome della british tea attitude, risponde facendosi testimonial (involontaria?) di “Force Tea”. Il bland di the provenienti dal Malawi “vola alto” e promette di “tranquillizzare durante un pericolo nazionale e dare coraggio quando necessario”. Il tutto per 4.99 pound a confezione. Un sospiro di sollievo per le casse UK soprattutto in periodi in cui la guerra bussa alla porta. Per acquistare 50 gr di pura grinta inglese l’appuntamento è da Waitrose: se si è fortunati tra gli scaffali ci si può imbattere anche in un Generale intento ad accaparrarsi la sua scorta di coraggio.