UN SOGNO “ESPRESSO”

Il caffè sta agli italiani come il the ai londinesi. La tazzina di inizio mattina è però un rito che con la Regina non ha grande feeling, nonostante il “single o double espresso” sia adottato da tutti i bar. L’adozione non corrisponde però alla realizzazione. Tranne qualche eccellenza. Che con le grandi catene – “Caffè Nero”, “Costa” e Starbucks” – ha poco a che vedere. Trovare il proprio caffè su misura a Londra è come scovare un ago in un pagliaio, quando vi si inciampa gli si giura fedeltà. “La caffettiera” in South Kensington è il mio ago. Fosse solo perché lo spazio per il bancone contiene a mala pena quello. Ma il tuffo aromatico fa dimenticare anche l’assenza di agio. La caffeina ha il potere di inebriare quando si è lontani casa. Anche i 15 mq condivisi con traballanti espositori in finto legno occupati dalle “eccellenze” di gusto italiane (dai sughi alle paste, dai cioccolati ai biscotti di marca riconoscibile), sembrano piazze d’armi. Quando poi in Notting Hill si scorge un’etichetta Illy, l’Italia sembra più vicina. Poco importa che la miscela non basti a colmare un’atavica mancanza di cultura in quanto a preparazione. Claudio Colajori, 36enne romano da oltre 9 anni in città, l’ha capito bene e ci ha costruito il suo business. Con “Doppio Coffee” (http://www.doppiocoffee.co.uk/) non solo distribuisce a oltre 400 tra bar e ristoranti chicchi lavorati da aziende italiane, ma fornisce anche un training per insegnare come si faccia un “italian espresso” agli addetti ai lavori londinesi. La sua Warehouse in Kentish Town Rd è un’oasi rassicurante quando per tenere a freno la malinconia basta un “ristretto”…

LA MANIA DELLE LONDINESI PER LA MANICURE

L'INSOLITA MANIA DELLE LONDINESI PER LA MANICURE

Non c’è ora del giorno o della notte in cui le londinesi non si siedano su uno sgabello e si concedano una manicure. Meglio di una seduta di psicanalisi e sicuramente meno costosa, la cura delle mani per le ragazze della Regina è un vero culto. Saltare la pausa pranzo per una french manicure è sin groppo banale, molto meglio ritagliarsela in notturna, dopo la spesa delle 22 e prima di uscire con “lui”. Il 24 hour aiuta ad essere belle, se poi si aggira intorno ai 6 pound, come nello spazio “fast nails” di “Whiteleys”, concederselo non comporta nemmeno sensi di colpa. In città il monopolio di smalti e lime è cinese: corner nei centri commerciali, bugigattoli agli angoli delle strade, ma anche spa dall’appeal più urban hanno tutti gli occhi a mandorla. I nails bar da queste parti sono però già storia vecchia, sostituiti dai nails studio che spingono sul fattore creativo. Se è vero che le mani sono il primo biglietto da visita, la grafica deve farsi ricordare: il colore fluo come quello più improbabile sono nulla, la vera arte è fatta di cromie intarsiate e di applicazioni gioiello. “Wah Nails” (420 Kingsland Road) è un guru in materia e per avere un appuntamento bisogna rassegnarsi ad attendere anche qualche settimana. Avere delle unghie-design, del resto, comporta qualche sacrificio. Se lo smalto non ammette ritardi, spazio ad altre soluzioni. Le ragazze della buona società di Fitzrovia, stanche della lacca trasparente, si danno appuntamento da “The Beautiful Nails Studio” in Tottenham Street o da “Percy e Reed West” (157c Great Portland Street), mecca chic anche per una pedicure intimistica con tanto di massaggio ai piedi. Un regalo da farsi quando l’umore è grigio, proprio come il tempo. Chiaro perché le ragazze londinesi vivono di manicure?

INSOLITA ESPERIENZA SOSTENIBILE

INSOLITA ESPERIENZA SOSTENIBILE

DOVE: area “chemistry and materials” del Science Museum, (http://www.sciencemuseum.org.uk/);

QUANDO: una qualsiasi giornata di nebbia di fine Settembre;

COSA: scoprire l’impatto di una qualsiasi t-shirt sull’ambiente;

COME: inserendo una serie di dati che spaziano dalla taglia al colore, dal materiale alla scelta di stampa sino alla temperatura di lavaggio e all’archiviazione tra la spazzatura;

PERCHE’: per far comprendere come anche un tessuto di cotone all’apparenza incolpevole impatti sull’ecosistema;

RISULTATO: mai più t-shirt colorate, solo tessuti organici, lavaggi a mano e smaltimento in apposite aree per abiti;

ALTRO: concedersi un tour nel museo con una sosta “futuribile” nell’area “Space” e una old style in quella “Transports” tra i primi velivoli e automobili che hanno segnato la storia

IL MIO REGNO PER UN MUSEO

IL MIO REGNO PER UN MUSEO

Il primo passo per sentirsi davvero londinesi è scegliere il proprio museo d’eccellenza. Il luogo dove rifugiarsi e sentirsi a casa, dove bere un caffè mentre si passeggia nelle sale o si legge un libro, mentre le “Tre Grazie” danzano silenziose o Rodin trafigge con la sua carica sofferta. La loro gratuità facilita il compito: sapere di poterci entrare senza dover staccare continui biglietti è un incentivo. A passarli in rassegna e a tornarci quando il bisogno di circondarsi di “bello” bussa alla porta. La scelta è fortemente emozionale e spesso va oltre il valore del luogo e delle opere che protegge. Con il V&A (http://www.vam.ac.uk/) è andata proprio così: un colpo di fulmine trasformatosi in promessa d’amore dopo essermi persa nella sala dei gioielli. Ora che, sino al 19 Gennaio 2014, il Museo promuove “Pearls” (http://www.vam.ac.uk/content/exhibitions/exhibition-pearls/), dedicata alla pietra più pura nei suoi preziosi utilizzi dall’Impero Romano ad oggi, so che la magia si ripeterà. Ma se dal Victoria & Albert Museum ti puoi aspettare di essere sedotta, a stupire è la malia di altri luoghi inattesi. Il “Cartoon Museum” (http://www.cartoonmuseum.org/) è tra questi. Nascosto al 35 di Little Russell Street, con il British Museum alle spalle, come un padre putativo, vi si scovano i più singolari – ed unici – esempi di fumetti, caricature e comics British a partire dall’800. Se l’ingresso confonde per l’allure da libreria specializzata, il retro non tradisce le aspettative proiettando il visitatore in un mondo di tratti e colori, di profili e estremizzazioni sempre capaci di rubare il sorriso. Un’arte quella del fumetto a cui Londra – e i londinesi – non si limitano a dedicare un museo, ma anche un Archivio – il British Cartoon Archive nella Templeman Library nella Univeristy of Kent’s – e una “Society” – “Political Cartoon Society” (http://www.original-political-cartoon.com/) – che promuove il “political cartoon” come forma di divertimento, informazione ed educazione. La buona notizia? A differenza di altri club londinesi, tesserarsi è solo una questione di cash (25pd) e non di sesso (male e famale). La par condicio passa anche da qui.

LA STRATEGIA DEL THE: LA RAF SCENDE IN CAMPO

LA STRATEGIA DEL THE: LA RAF SCENDE IN CAMPO

Henrietta Lovell (Rare Tea Company) è una biondina nervosa con le idee molto chiare, soprattutto quando si parla di “tea”. Questione molto seria anche per gli altri londinesi che da tempo lamento di non avere più modo di concedere al palato una sosta tra gli aromi del Darjeeling o di Ceylon. Un onta per i sudditi della Regina. Prima che la cup of tea perda definitivamente la sua identità, Henrietta è così corsa hai ripari chiedendo aiuto alla RAF (Royal Air Force). “E’ tempo di riscoprire e apprezzare tutte le nuance di un buon the – ha dichiarato – abitudine scomparsa con la Seconda Guerra Mondiale. Dobbiamo impegnarci per ri- focalizzare le nostre abitudini sulla nostra bevanda officiale, nello stesso modo in cui negli ultimi anni abbiamo fatto con il vino. Siamo ancora in tempo: dobbiamo riappropriarci di una tradizione che non è scomparsa ma si è solo dimenticata”. Un discorso che il ghost writer di David Cameron ancora le invidia e che lo stesso Primo Ministro Inglese vorrebbe aver pronunciato. Pronta alla guerra, la virtuosa della bustina chiama a raduno la Royal Air Force che, in nome della british tea attitude, risponde facendosi testimonial (involontaria?) di “Force Tea”. Il bland di the provenienti dal Malawi “vola alto” e promette di “tranquillizzare durante un pericolo nazionale e dare coraggio quando necessario”. Il tutto per 4.99 pound a confezione. Un sospiro di sollievo per le casse UK soprattutto in periodi in cui la guerra bussa alla porta. Per acquistare 50 gr di pura grinta inglese l’appuntamento è da Waitrose: se si è fortunati tra gli scaffali ci si può imbattere anche in un Generale intento ad accaparrarsi la sua scorta di coraggio.

TRA GALLI E PECORE: LONDON ZOO

PECORE A CORTE: IL MIO REGNO PER UN GOMITOLO

Era immaginabile che Carlo – the Prince- ci avesse messo lo zampino. Il Windsor sostenibile che coltiva bio e vive eco mette il suo sigillo anche alla terza edizione di “Campaign for Wool”, campagna mondiale di educazione e promozione della lana come fibra d’eccellenza per scaldare l’uomo evitando di surriscaldare l’ambiente. Milano ha dettato la strada segnando la partenza del gregge: dal Duomo pecore e pastori si cimenteranno in una transumanza mondiale che toccherà anche il British Museum e la Porta di Brandeburgo per poi spingersi sino alla Grande Muraglia. Un Wool travel che busserà anche alle porte di Buckingham Palace dal 14 al 20 ottobre con buona pace di Charles. I londinesi, che ben conoscono le bizzarie del futuro (forse) Re, già si aspettano di incrociarlo in una delle Wool Experiences (http://www.campaignforwool.org/event-item/wool-week-uk-2013-3/)organizzate durante la Wool Week e, fedeli alla tradizione delle scommesse, stanno già investendo qualche pound nell’opzione “Carlo pastore per un giorno”. Curiosità regale arginata, la città è già sul pezzo: ovini versione cracking art compaiono in qualche angolo inatteso, mentre gomitoli spuntano in qualche store qua e la. Dopo aver impalmato un – discusso – Gallo al cospetto della National Gallery, per quei sette giorni i london guys sono pronti a tutto.

MA VIE EN ROSE: VENCE

MA VIE EN ROSE: VENCE

Ci sono luoghi in cui ci si sente a casa. E’ sufficiente un profumo, un terrazzo fiorito o una bancarella di frutta fresca per riconoscerli e cucirseli addosso. Il mio abito su misura è Vence. Il dedalo di strade che confluiscono in piazze silenziose, la grazia delle boutique polverose, il profumo di cacao delle cioccolaterie e il sapore fanè delle chambre d’hotes nascoste in case che non conoscono tempo, ne fanno un luogo dell’anima. Ogni cosa qui è poesia: le finestre si vestono di fiori, le boutique profumano di lavanda e anche un cafè holè ha il gusto della terra. Peccato non esserci dal 21 al 24 settembre per “Moyen et le Haut Pays en fête” quando la Place du Grand Jardin si apre ai talenti del territorio e alle loro eccellenze…