TRA GALLI E PECORE: LONDON ZOO

PECORE A CORTE: IL MIO REGNO PER UN GOMITOLO

Era immaginabile che Carlo – the Prince- ci avesse messo lo zampino. Il Windsor sostenibile che coltiva bio e vive eco mette il suo sigillo anche alla terza edizione di “Campaign for Wool”, campagna mondiale di educazione e promozione della lana come fibra d’eccellenza per scaldare l’uomo evitando di surriscaldare l’ambiente. Milano ha dettato la strada segnando la partenza del gregge: dal Duomo pecore e pastori si cimenteranno in una transumanza mondiale che toccherà anche il British Museum e la Porta di Brandeburgo per poi spingersi sino alla Grande Muraglia. Un Wool travel che busserà anche alle porte di Buckingham Palace dal 14 al 20 ottobre con buona pace di Charles. I londinesi, che ben conoscono le bizzarie del futuro (forse) Re, già si aspettano di incrociarlo in una delle Wool Experiences (http://www.campaignforwool.org/event-item/wool-week-uk-2013-3/)organizzate durante la Wool Week e, fedeli alla tradizione delle scommesse, stanno già investendo qualche pound nell’opzione “Carlo pastore per un giorno”. Curiosità regale arginata, la città è già sul pezzo: ovini versione cracking art compaiono in qualche angolo inatteso, mentre gomitoli spuntano in qualche store qua e la. Dopo aver impalmato un – discusso – Gallo al cospetto della National Gallery, per quei sette giorni i london guys sono pronti a tutto.

MA VIE EN ROSE: VENCE

MA VIE EN ROSE: VENCE

Ci sono luoghi in cui ci si sente a casa. E’ sufficiente un profumo, un terrazzo fiorito o una bancarella di frutta fresca per riconoscerli e cucirseli addosso. Il mio abito su misura è Vence. Il dedalo di strade che confluiscono in piazze silenziose, la grazia delle boutique polverose, il profumo di cacao delle cioccolaterie e il sapore fanè delle chambre d’hotes nascoste in case che non conoscono tempo, ne fanno un luogo dell’anima. Ogni cosa qui è poesia: le finestre si vestono di fiori, le boutique profumano di lavanda e anche un cafè holè ha il gusto della terra. Peccato non esserci dal 21 al 24 settembre per “Moyen et le Haut Pays en fête” quando la Place du Grand Jardin si apre ai talenti del territorio e alle loro eccellenze…

LA CANNES CHE NON TI ASPETTI

LA CANNES CHE NON TI ASPETTI

Troppo semplice pensare che Cannes sia solo la Croisette. Troppo banale immaginare che una città fatta di estremi (molto lusso, molte firme…) non abbia anche luoghi in cui recuperare la sua dimensione più vera. Troppo scontato credere che nei cinque giorni di Festival de la Plaisance tutto ruoti solo attorno a yacht e maxi open. Cannes è anche molto di più, se agli inchini delle boutique “yes logo” si preferiscono le strette di mano dei negozi più defilati. Bere una limonata fresca mentre si conversa con i proprietari di “L’antiquaire et la mode” (rue Hélene Vagliano 8), bombon in cui si (ri)scopre cosa sia il vintage, lasciarsi profumare da “Casanera” (www.casanera.fr), angolo in cui il beauty si piega al bio in nome della delicatezza degli aromi, o acquistare un cestino di ranuncoli da “Happy” (rue Marceau) o di mocassini senza tempo da “Bottier Jeff” (rue Tony Allard), ha il potere di normalizzare Cannes. La sfida sta proprio in questo: scoprire luoghi inattesi. Allora anche una partita alla pétanque ha un sapore tutto nuovo. Molto più aromatico del caviale della Caviar House e del foie gras di Fauchon.

ROTTA VERSO CANNES

ROTTA VERSO CANNES

Tutto può accadere in 5 giorni. Soprattutto se ci si trova a Cannes dal 10 al 15 Settembre per il Festival de la Plaisance. Per i non addetti ai lavori: happening luxury per i produttori e gli amanti del settore nautico top level. In soldoni: il gotha mondiale che vuole ormeggiare yacht, barche a vela e dintorni lasciando un segno del proprio passaggio in porto si trova qui. La full immersion nel lusso farà i conti con una atavica cinetosi che né chimica né omeopatia hanno saputo arginare. Forse l’impegno di dover scegliere quale bandiera batterà il mio cuore (Italia o UK?) avrà effetto. Se i numeri al momento propendono per la Patria -135 (espositori) a 24 – rincarano la dose la presenza di un cantiere nautico toscano conosciuto – Overmarine Group/Mangusta (http://www.overmarine.com/) – e un brand moda “frequentato” – Capobianco (http://www.capobianco.org/html/index.html) – in plancia e sul ponte con gli outfit del team viareggino. In acqua imbarcazioni a motore e a vela dagli 8 ai 50 metri. Pronta a salire a bordo…

L’OCCHIO INFALLIBILE DI ELISABETTA

L'OCCHIO INFALLIBILE DI ELISABETTA

Condivido con la Regina la passione per gli occhiali. Altro accessorio che veste il guardaroba di ogni donna, come la scarpe e le pashmine. Amiamo, entrambe, quelli minimali ma prepotenti nel design, singolari nei dettagli e ricercati nei materiali. Un low profile solo apparente che cela una sobria passione per il bello. Lindberg (www.lindberg.com) è il nostro riferimento. Mi ci sono imbattuta – e innamorata – per la prima volta a Parigi a quel Silmo (fiera dell’occhiale) che raccoglie la migliore produzione eyewear mondiale e dove il brand nord europeo presentava una della sue collezioni più preziose: titanio, oro bianco, brillanti così discreti nell’utilizzo di poter passare (quasi) inosservati. Ecco perché la Regina li ha scelti ed ecco perché nessuno – o pochi – notano che appoggiata con religiosa noncuranza al suo naso c’è una montatura di raro valore. Un contrasto netto con il suo guardaroba che ha fatto della incisività dei colori il suo marchio. Angela Kelly, sarta personale di sua Maestà dal 1994, racconta nel memoriale “Dressing the Queen” – libro icona che le brave ragazze inglesi in cerca di marito altolocato dovrebbero divorare – che la scelta delle nuance non è mai casuale e “espressamente indicata dalla Regina”. Una trend setter inconsapevole. Ma soprattutto una donna che ha ben capito come selezionare il proprio entourage: che rimangano tra i sudditi quelli che si limitano all’apparenza chiassosa dell’abito, che entrino a palazzo quanti si incantano fissando le sue lenti. Tutti gli altri si limitino a venerarla: con 15 pound o poco più si mette sul comodino la versione short in abitino azzurro cielo e mano benedicente che saluta dalle vetrine dei negozietti di chincaglierie in Pembridge. Peccato non abbia gli occhiali. Quelli si acquistano da “Optikal”(24 Temple Fortune Parade) o da “Melissa Conway”(1193 Finchley Road), mecca anche per Gold and Wood. Scommettiamo che Elisabetta li conosce?

LA STRADA DEGLI “SPAGHETTI” (ALL’ITALIANA)

A Sicilian Avenue si capita. Solitamente per caso mentre si cerca un percorso alternativo per raggiungere il British Museum o mentre ci si perde – volutamente – tra le case vittoriane di Bloomsbury. In Italia sarebbe poco più di un passaggio di poche centinaia di metri che collega due sponde dell’upper London. A Londra è un gioiello di architettura, arte e shopping che racconta di come bel 1910, quando venne costruita, da queste parti la comunità Italia dovesse essere radicata. A ricorrersi in questo salotto buono che interseca Southapmton Road sono una processione di negozi in odore vintage, bar-pasticceria dall’eco italiana, 8 vetrine di hair stylist male e famale tappa di Mr&Mrs anche della vicina High Holborn e i fioristi -design – “Stems Floral Design” – dalle vetrine scultura. Attardarsi ai tavolini di “Saffron” per un caffè, ciondolare tra le vetrine fashion di “Omram” pensando a cosa regalare a “lui” e i libri vecchi e nuovi di “Holborn Books” è però quanto di più italiano si possa respirare in questo budello. Oltre ai bucatini della “Spaghetti House” (http://www.spaghetti-house.co.uk), considerato il top degli italian restaurant in UK.

UN COLLETTO BIANCO IN FAMIGLIA

UN COLLETTO BIANCO IN FAMIGLIA

Ho sempre pensato che la vera sorella di successo fosse Pippa. Non avrà un figlio Re e nemmeno un marito-eroe che vola alto per la RAF, ma ha capito che avrebbe potuto costruire il suo personale regno tacchettando per la City. Risultato?Nel suo palmares fidanzati è rientrato un banchiere – Nico Jackson – con cui pare essere andata oltre l’aperitivo in zona Liverpool Street. La sorella minore delle Middleton ha fatto scuola: per trovare un colletto bianco (uomo come donna) da relegare in una villetta due piani con giardino poco fuori dalla città è sufficiente cominciare a frequentare la zona economica di Londra. Negli orari giusti e nei posti giusti. Per pranzo vince l’incontro casuale nelle “catene”: “Pret A Manger”, con 3 eat-shop è una sicurezza per l’effetto fast food – molto apprezzato dai Londinesi durante l’orario di ufficio – mentre “Planet Organic”, con i suoi tavolini in esterno in Devonshire Square, invita alla pausa pranzo con conversazione. Ma come spesso capita si inciampa nelle migliori opportunità in luoghi che mai diresti. “Curator Coffee” è tra queste: in 20 mq scarsi di bancone alle spalle di Leadenhall Market sfilano processioni di tacchi 5 e tailleur e cravatte bordeaux con gessati blu. Il single espresso dal prezzo non cheap (2.20 pd) e dall’aroma “strong” è quello che ci vuole ai manager nella pausa – concessa – delle 16. Dalle 17.30 l’appostamento si sposta in aree attigue, dove camicie slacciare e maniche rivoltate segnano la fine della giornata lavorativa e l’inizio della serata. Se birra deve essere che sia stando seduti sui divani di velluto o nel bloody lovely garden di “The Crown and Shuttle” (226 Shoreditch High Street) urban quel tanto che basta da far sentire anche un italiano in trasferta ad un happy hour milanese. E giocare in casa è sempre un vantaggio…